Fleet sharing aziendale: come ottimizzare trasferte, auto aziendali e costi operativi nelle aziende multisede
Nelle aziende con più sedi operative esiste un problema che spesso viene considerato “normale amministrazione”:
gli spostamenti interni.
- Auto aziendali utilizzate senza coordinamento
- Trasferte duplicate
- Persone che percorrono le stesse tratte separatamente
- Ore lavorative perse in viaggio
- Costi carburante sempre più alti
- Flotte difficili da monitorare
- Il punto è che questi costi raramente vengono analizzati in modo strategico.
Eppure incidono direttamente su:
- produttività;
- organizzazione interna;
- utilizzo delle risorse;
- efficienza operativa;
- costi aziendali;
- sostenibilità.
Analizzando le dinamiche tipiche delle aziende multisede, mi sono resa conto che il problema non è quasi mai il numero di auto disponibili.
Il vero problema è la gestione inefficiente delle trasferte e delle risorse.
Da questa osservazione è nata l’idea di progettare un sistema di fleet sharing e carpooling aziendale capace di ottimizzare gli spostamenti tra sedi operative.
Il problema delle trasferte aziendali tra più sedi
Molte aziende hanno sedi distribuite su territori differenti:
- uffici amministrativi;
- showroom;
- magazzini;
- filiali commerciali;
- strutture operative.
Le distanze possono variare da:
- 50 km;
- 80 km;
- oltre 130 km tra alcune sedi.
In questi contesti le persone si spostano continuamente durante la settimana.
Il problema è che spesso ogni reparto organizza gli spostamenti autonomamente.
Il risultato?
- più auto dirette nella stessa sede nello stesso giorno;
- trasferte duplicate;
- vetture sovrautilizzate mentre altre rimangono ferme;
- carburante sprecato;
- tempi di percorrenza non ottimizzati;
- difficoltà nella gestione della flotta aziendale.
Nel tempo queste inefficienze generano costi enormi.
Ma soprattutto generano perdita di produttività.
Quanto costa davvero una gestione inefficiente delle auto aziendali?
Quando si parla di fleet management molte aziende guardano soltanto ai costi diretti:
- carburante;
- leasing;
- manutenzione;
- assicurazioni.
Ma il costo più grande spesso è invisibile.
Le ore uomo perse durante le trasferte
Prendiamo uno scenario realistico.
Scenario operativo tipico
- 4 sedi operative;
- 35 risorse coinvolte;
- 18 auto aziendali;
- media di 3 trasferte settimanali per persona;
- percorrenza media: 90 km a trasferta.
Questo significa:
oltre 490.000 km annui
Considerando un costo medio reale di:
0,58€/km
tra:
- carburante;
- usura;
- manutenzione;
- pneumatici;
- svalutazione veicoli;
- assicurazioni;
- gestione amministrativa;
il costo totale supera:
284.000€ all’anno
Ma il dato più interessante è un altro.
In moltissimi casi le percorrenze risultano duplicate.
Persone diverse percorrono la stessa tratta nello stesso giorno utilizzando auto separate.
Il vero problema non è la flotta. È il processo.
Qui entra in gioco il project management operativo.
Perché un problema di mobilità aziendale non si risolve semplicemente acquistando un software.
Prima bisogna:
- analizzare i flussi;
- leggere i dati;
- capire come vengono utilizzate le risorse;
- individuare inefficienze;
- identificare attività duplicate.
Solo dopo si può progettare una soluzione realmente efficace.
Ed è proprio da questa analisi che ho sviluppato un modello di fleet sharing aziendale pensato per aziende multisede.
La soluzione: un sistema di fleet sharing e carpooling aziendale
L’obiettivo non era creare una semplice piattaforma di prenotazione auto.
L’obiettivo era:
ottimizzare gli spostamenti aziendali tra sedi operative
Analizzando:
- tratte più frequenti;
- utilizzo reale delle vetture;
- sovrapposizione trasferte;
- tempi medi di percorrenza;
- disponibilità mezzi;
- distribuzione geografica delle sedi;
ho progettato un sistema capace di:
- aggregare trasferte compatibili;
- suggerire viaggi condivisi;
- ottimizzare l’utilizzo della flotta;
- ridurre percorrenze duplicate;
- diminuire i costi operativi;
- migliorare la pianificazione delle trasferte.
Fleet sharing aziendale: risultati concreti
Simulando l’applicazione del modello su una struttura multisede emergono risultati molto interessanti.
Riduzione delle percorrenze duplicate
Centralizzando la gestione delle trasferte è possibile ottenere:
fino al 42% di percorrenze duplicate in meno
Questo significa:
- meno carburante consumato;
- minore usura delle auto;
- riduzione costi manutenzione;
- migliore disponibilità della flotta;
- ottimizzazione delle risorse.
Ridurre i tempi di percorrenza significa aumentare produttività
Uno degli aspetti più sottovalutati nelle aziende multisede è il costo del tempo.
Una risorsa che trascorre:
- 1h 30m;
- 2h;
- anche 3h al giorno in trasferte
non sta producendo valore operativo.
Scenario realistico
- 20 persone coinvolte;
- 240 ore annue medie trascorse in viaggio per risorsa;
- costo aziendale medio: 28€/h.
Il costo delle sole ore improduttive supera:
134.000€ all’anno
Ottimizzando:
- percorsi;
- trasferte condivise;
- utilizzo delle vetture;
- pianificazione operativa;
anche una riduzione del:
20% dei tempi di viaggio
può generare:
oltre 26.000€ annui recuperati in produttività
Fleet management e sostenibilità aziendale
Oggi molte aziende investono in:
- ESG;
- sostenibilità;
- riduzione emissioni;
- efficientamento operativo.
Ma spesso mancano progetti realmente misurabili.
Un sistema di fleet sharing aziendale permette invece di ottenere KPI concreti:
- riduzione chilometri percorsi;
- minori emissioni;
- migliore utilizzo delle auto aziendali;
- riduzione costi operativi;
- ottimizzazione della mobilità aziendale.
Riduzione emissioni CO2
Considerando una media di:
120 g di CO2/km
ridurre anche solo:
200.000 km annui
significa evitare:
24 tonnellate di CO2 ogni anno
Il valore non è il software. È il metodo.
La parte più importante di questo progetto non è la tecnologia.
È il processo di analisi.
Perché molte aziende convivono ogni giorno con inefficienze operative considerate normali.
Ma spesso è proprio lì che si nasconde il maggiore margine di miglioramento.
Il mio approccio parte sempre da:
1. Analisi operativa
Studio:
- processi;
- flussi;
- tempi;
- utilizzo risorse;
- costi nascosti;
- inefficienze organizzative.
2. Identificazione delle criticità
Cerco:
- duplicazioni;
- sprechi;
- colli di bottiglia;
- attività non ottimizzate.
3. Progettazione della soluzione
Solo dopo sviluppo strumenti realmente utili al business.
Non software generici.
Ma soluzioni progettate attorno ai processi reali delle aziende.
4. Misurazione dei risultati
Ogni progetto deve produrre KPI chiari:
- riduzione costi;
- aumento efficienza;
- ottimizzazione tempi;
- miglioramento organizzativo;
- sostenibilità misurabile.
Perché le aziende cercano figure capaci di ottimizzare i processi
Negli ultimi anni le aziende stanno investendo sempre di più in:
- ottimizzazione processi aziendali;
- fleet management;
- mobility management;
- digitalizzazione operations;
- gestione intelligente delle risorse;
- automazione operativa.
Ma il vero problema non è acquistare tecnologia.
Il vero problema è capire:
quale inefficienza risolvere davvero
Ed è qui che il ruolo del project manager operativo diventa strategico.
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